Ammutinamenti 2016 teaser from Cantieri on Vimeo.
TUTTO QUESTO, PRIMA, NON ERA
La danza contemporanea in Italia, vent’anni anni fa, era molto diversa da come la vediamo oggi. Anche il pubblico e gli operatori del settore non erano quelli che conosciamo. Il suo alfabeto, i suoi codici e le sue forme sono fortemente cambiati in questi anni, così come i suoi modi di produzione e di incontro con i pubblici. C’è stata una trasformazione che, ora, voltandosi indietro a guardare, si riconosce con chiarezza.
La città di Ravenna, in questo movimento, è stata un vero e proprio luogo del destino per la danza contemporanea: è stato il centro in cui ha trovato espressione la danza negli spazi pubblici, dagli Uffici Postali, alle piazze, dalle vetrine dei negozi, alla Darsena di città. È stato il luogo dove è nato un dialogo con la dimensione urbana, le sue funzionalità e i suoi cambiamenti; dove si è cercato un confronto nuovo e diretto con i cittadini, coinvolgendoli nelle cosiddette “incursioni” e invitandoli a diventare pubblico attivo, parte di questo nuovo linguaggio. Si è intuito il tema dell’emancipazione culturale dell’audience e dell’accessibilità al contenuto artistico. Si è capito che la vera svolta sarebbe stata trovare una nuova prospettiva capace di mettere a sistema la ricerca artistica, la formazione dei giovani, il lavoro critico, le reti per i talenti emergenti, senza dimenticare di innovare il modo con cui confrontarsi con il pubblico. E con queste convinzioni si è attivato un movimento alimentato da autori, oggi di calibro internazionale, e che ha reso possibili commistioni e proposte culturali considerate esemplari.

C’è stata una trasformazione di cui Ammutinamenti, nato diciotto anni fa, è stata l’innesco. Una visione, un progetto, un nome combattivo come è stato il periodo in cui è cresciuto. Perché chi guida le trasformazioni lo sa: quello che c’è oggi, un giorno è stato solo un sogno.
Ma perché voltarsi a guardare indietro? Per prendere la rincorsa e fare un altro salto in avanti.
Questa storia non finisce.
Anzi il meglio deve ancora venire.